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Le Sibille

 

Offida Doc Passerina

Vino Santo

 

Ecco la serie completa delle 12 Sibille raffigurate da Martino Bonfini all’interno del  Santuario della Madonna dell’Ambro che hanno fregiato e distinto le 12 annate di Vino Santo fin qui prodotte.

Sibilla Cumana

1994

Sibilla Ellespontica

1995

Sibilla Delphica

1996

Sibilla Agrippa

1997

Sibilla Eritrea

1998

Sibilla Appenninica

1999

Sibilla Samia

2000

Sibilla Persica

2001

Sibilla Frigia

2002

Sibilla Libica

2003

Sibilla Chimica

2004

Sibilla Tiburtina

2005

 

IL VINO SANTO di RIPATRANSONE

elemento di identità e socializzazione

A Ripatransone esisteva, ed esiste ancora, una lunga tradizione di produzione di vino dolce, detto “santo”. Il Vino Santo ripano non è tanto legato alla vendita, ma il suo consumo è un elemento di identità e socializzazione. Ogni produttore ha le sue tecniche esclusive, le sue fecce madri e i sui piccoli segreti di produzione. Il gusto del vino identifica il produttore quindi che lo offre nelle festività e nelle migliori occasioni ai familiari, ai parenti, agli amici o alle persone a cui si è grati e riconoscenti per produrre un’atmosfera di complicità e di considerazione affettuosa.

 

ORIGINI e STORIA

I produttori di oggi, alla domanda “chi ha iniziato a fare il vino santo nella tua famiglia” risalgono ai nonni o ai bisnonni e con molta precisione: ricordano di quale nonno si tratti, il suo nome e la sua discendenza. Ma se cerchiamo di rintracciare le origini storiche di questa produzione la memoria si perde in leggende e miti non più documentabili. Molti dei produttori attuali credono che l’origine del vino santo sia legata a doni per i sacerdoti della Ripa vescovile, sede di un seminario e città clericale, ma non vi è nessuna prova che le origini siano state ecclesiastiche e l’unica traccia citata in paese, il fatto che le suore teresiane abbiano prodotto vino santo, non legittima nessuna conclusione sulla primogenitura del prodotto.

Socialmente il vino santo deriverebbe da regalie di uva fatte dai contadini agli abitanti del borgo con i quali avevano contatti sistematici: le curie, appunto, ma anche artigiani, professionisti, impiegati pubblici. Quei regali erano di uva “pagadebito” , l’odierna passerina.

Il Vino Santo di Ripatransone è parte della Offida Passerina DOC grazie all’intervento fondamentale delle CANIETTE che per primi riuscirono ad avere una feccia “madre” degli anni settanta dal più noto produttore dilettante del paese che sull’etichetta del suo Vino Santo era solito scrivere in dialetto “Fa addormentare i vivi e resuscita i morti”.

 

METODO DI PRODUZIONE

Sebbene ogni produttore abbia i suoi segreti e le sue proprie tecniche esclusive di vinificazione, possiamo tracciare un profilo di produzione supportati anche dal recente disciplinare della DOC.

Le uve “Passerina” utilizzate per la produzione del Vino Santo vengono raccolte in anticipo rispetto alla normale vendemmia, scegliendo le vigne migliori e raccogliendo manualmente i grappoli più belli in cassette per preservarne l’integrità. Una volta raccolti, i grappoli vengono messi ad essiccare su raticci posti in un ambiente coperto ma arieggiato. La spremitura delle uve viene fatta a gennaio e tradizionalmente il 17, giorno di Sant’Antonio. Il mosto risultante viene raccolto in botti dove, con l’aiuto della feccia degli anni precedenti, detta “feccia Madre”, inizia il lento processo fermentativo. Dopo un anno, a fermentazione avvenuta, si separa la feccia madre dal vino ottenuto che inizia il suo processo di invecchiamento che non può essere mai inferiore ai due anni.

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