I Rossi di Michelangelo
Il Rosso Piceno Le Caniette è fortemente risonoscibile all’interno della sua zona DOC e vanta preziosi riconoscimenti attestati dalle principali Guide nazionali e internazionali. Ma la dignità del vino, raggiunta nella qualità, vuole un nome che la identifichi. Ripatransone è la patria di Ascanio Condivi, allievo e primo biografo di Michelangelo, attraverso la cui testimonianza, la più preziosa e diretta, possiamo ricostruire la vita e l’arte del maestro. È naturale quindi che Ripatransone abbia un legame intenso con la memoria di Michelangelo.
Nomi ed etichette nate da un’idea e dall’amichevole contributo del Maestro
Gianfranco Notargiacomo
| Il grande artista indicava il suo rosso più brillante con un nome nato dalla sua fantasia, “Rosso Bello”. Lo stesso nome indica il Rosso Piceno giovane Le Caniette, intesno e brillante come quel “ Rosso Bello” che il maestro usava nel cinquecento, non molto prima che la famiglia Vagnoni umilmente iniziasse a produrre quel vino. | Nello stesso spirito il Rosso selezione prende il nome di “Morellone”. Morellone è infatti il colore profondo e scuro che l’artista usava soprattutto nelle basi dei suoi celebri affreschi. | “Nero di Vite” invece veniva prodotto dal maestro attraverso la bruciatura dei tralci di vite e il carbone ottenuto veniva impastato con l’olio e questo dava un nero vellutato con riflessi rossastri. |
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Giovanni / Johnny Vagnoni, appartiene a quella generazione di costruttori che sa partire da basi solide senza sprecarle, che sa servirsene per fare il grande salto. Diversi anni fa, Johnny era un po’ più che ventenne ma stava già realizzando i nuovi progetti per l’azienda paterna, quando gli proposi un nome per un vino, un’etichetta, poche bottiglie che avrei bevuto io con i miei amici in quelle serate che hanno bisogno solo di allegria. L’idea gli piacque. Il nome “Rosso Bello” era quello che Michelangelo, si, proprio lui, dava al suo rosso più brillante. A Ripatransone, terra di Ascanio Condivi, suo allievo fedele e diretto biografo, Michelangelo era di casa nei suoi racconti e mi piace immaginare che quando l’allievo tornava da Roma e raccontava le imprese del Maestro, già la famiglia Vagnoni eraal lavoro in queste vigne generose. Johnny decisae dunque, di dare quel nome al suo vino più giovane. Presto però, fu la volta del “Morellone”, la selezione intensa e scura, come il pigmento cupo e “pavonazzo” che gli da il nome: nella Cappella Sistina, la parte bassa, infernale del Giudizio,è tutta morellone. Fu un successo. In seguito poi, “Nero di Vite”, il più intenso e apprezzato fra i neri – e ce ne sono tanti di neri, i pittori lo sanno bene – diede il nome al più prezioso dei vini prodotti da Johnny. Nero di Vite è un pigmanto nobile che viene dalla vite bruciata, carbonizzata e setacciata, resa talco nero e vellutato, profondo, denso, dai magnifici riflessi rossi, a volte blu a volte violacei. Ormai, quei nomi che da Michelangelo derivavano erano diventati sequenza a salire: rosso bello, morellone, nero di vite. Ma la cosa più importante, è che era nata un’amicizia.
Gianfranco Notargiacomo |











