Ripatransone
Territorio
Ripatransone sorge alla sommità del crinale che si innalza tra le valli parallele del fiume Tesino (a sud) e del torrente Menocchia (a nord). La parete è estremamente ripida su tre lati, mentre a est declina più dolcemente verso il litorale. L’altitudine ha un picco di 508 m sul Colle San Nicolò. Geologicamente i colli ripani risalgono al Pliocene e sono costituiti di calcare, sabbia, argilla e arenaria. Ai tradizionali colli cittadini si affiancano, negli immediati dintorni, altre rilevanti alture come il Castellano (432 m) a nord e il Monte Attone (493 m) a sud est.
Il terreno circostante è fertile, adatto a tutte le coltivazioni della campagna mediterranea e in particolare all’olivo e alla vite. Tipici delle colline ripane, e marchigiane in genere, sono i calanchi, gli ampi solchi formati dall’erosione pluviale che conferiscono un aspetto lunare al paesaggio.
Clima
Il clima di Ripatransone è prossimo a quello mediterraneo della costa marchigiana meridionale (che dista appena 8,3 km in linea d’aria), ma con la correzione dell’altitudine. Gli inverni sono più freddi e, sebbene la quota collinare limiti la frequenza delle nevicate, esse si verificano più o meno annualmente e possono avere carattere anche intenso e durevole. Le estati sono generalmente più fresche e arieggiate, con temperature che si mantengono comunque abbastanza alte.
Monumenti e luoghi d’interesse
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Il Teatro Storico “Luigi Mercantini”
Si ha notizia che già all’inizio del ’700 nella cittadina di Ripatransone si svolgevano rappresentazioni teatrali. Sembra, infatti, che vi fosse una semplice sistemazione a palcoscenico con palchetti all’interno del duecentesco Palazzo degli Anziani. E’ nel 1790 che il Comune incarica dei lavori l’architetto ticinese Pietro Maggi.
Il teatro, pur privo dell’ultimo ordine dei palchi e con una copertura provvisoria, è aperto nel 1824. I lavori di completamento sono affidati all’architetto F. Bassotti nel 1837 e portati a compimento nel 1843, anno in cui si inaugura con la Lucia di Lammermoor di Donizetti. Nel 1868 si decide l’ampliamento ed il rinnovo decorativo della sala teatrale, nel tentativo, probabilmente, di dare un nuovo impulso culturale alla cittadina che viveva in quel periodo un momento di crisi dovuto all’impoverimento delle aree interne rispetto a quelle costiere in fase di sviluppo, a seguito della realizzazione della nuova ferrovia. Nel 1894 il teatro viene intitolato al poeta risorgimentale, nativo di Ripatransone, Luigi Mercantini
Esterno: La sala teatrale occupa l’intero primo e secondo piano del Palazzo del Podestà (o degli Anziani), la cui facciata principale, dai caratteri goticheggianti, crea nel tessuto edilizio un forte impatto visivo. Le due ali laterali furono realizzate alla fine del XIX secolo dall’ing. P. Dasti.
Interno: La conformazione ad U della sala fu dovuta probabilmente ad esigenze di spazio: l’architetto neoclassico Maggi, che utilizza la sala a ferro di cavallo dieci anni dopo ad Offida, fu condizionato dalle preesistenti strutture murarie dell’antico palazzo in cui la sala teatrale fu inserita.
Decorato nel 1875 da Giovanni Micca ed arricchito da un sipario storico dell’artista Ruffini di Falerone.
Lo splendido plafone piano, caratterizzato da armoniche colorazioni, è decorato da una serie di medaglioni, in sei dei quali sono raffigurati i volti di Rossini, Verdi, Bellini, Metastasio, Goldoni ed Alfieri.
Feste popolari
Il Cavallo di fuoco è una rievocazione storica che si tiene ogni anno, nel giorno dell’Ottava di Pasqua.
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Consiste in uno spettacolo pirotecnico d’effetto e, per i cittadini, a forte coinvolgimento emotivo. Esso richiama in media varie migliaia di spettatori: ripani, abitanti dei comuni limitrofi, e non di rado turisti provenienti anche da regioni lontane.La prima domenica dopo Pasqua coincide con la ricorrenza della Madonna di San Giovanni, venerata da secoli nella cittadina picena ed elevata da monsignor Pietro Ossola, nella prima metà del Novecento, a patrona della Città e Diocesi.La tradizione fa risalire le origini del Cavallo al 10 maggio 1682, giorno della solenne incoronazione del simulacro della Vergine da parte del vescovo Giovan Giorgio Mainardi. Fu un artificiere di Atri, chiamato per l’occasione, a improvvisare per primo lo spettacolo. Egli “cavalcò un cavallo, che era tutto ripieno di fuochi artificiali, con il quale girò più volte la piazza buttando sempre raggi ed altre bizzarrie“. Il fatto tanto entusiasmò i ripani che essi presero a rievocarlo annualmente. Sulle prime continuarono a servirsi di un animale vivo: è infatti attestato che ancora nel 1701 un cittadino di nome Pietro Marenzi diede vita allo spettacolo in groppa a un vero cavallo.Successivamente l’animale fu sostituito con una sagoma. In origine essa era di legno, e fino al 1932 veniva portata in spalla dal più robusto dei cittadini. In seguito si reputò più conveniente dotarlo di ruote e timone e farlo trainare da volontari dotati di vesti e accessori di protezione. Nel 1994 un nuovo Cavallo in lamiera di ferro, costruito sul modello del precedente, ha preso il posto del feticcio di legno. |









